Torino. Crediti di imposta falsi per truffa sul Superbonus 110%. Sequestrati 7 milioni dalla Guardia di Finanza

“Superbonus 110%”: truffa aggravata, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio. Coinvolti l’amministratore di fatto di una società, due architetti di Torino, un ingegnere di Milano e un commercialista di Napoli.

Eseguito un sequestro preventivo per circa € 7 milioni.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Torino, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino con riferimento a disponibilità per circa € 7 milioni, corrispondenti al profitto illecito derivante dall’indebito utilizzo di crediti d’imposta fittizi, generati attraverso condotte fraudolente in materia di “Superbonus 110%” (agevolazione introdotta, come noto, nell’ambito delle misureemergenziali di rilancio dell’economia post COVID-19).

Al centro delle vicende che hanno portato all’adozione del provvedimento cautelare – approfondite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e (inizialmente) dalla Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza presso la Procura della Repubblica di Torino – vi è una società edile del capoluogo piemontese, la quale – in ipotesi di accusa – avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti a fronte di lavori di efficientamento energetico (c.d.“Ecobonus”) e di riduzione del rischio sismico (c.d. “Sismabonus”) su un condominio torinese risultati in realtà mai effettuati. Ciò grazie all’utilizzo di false attestazioni e asseverazioni sottoscritte da professionisti riconducibili alla medesima società, che ha così potuto disporre di crediti per interventi energetici e sismici non eseguiti.Le responsabilità per gli illeciti rilevati riguardano l’amministratore di fatto della società coinvolta e 4 professionisti (due architetti di Torino, un ingegnere di Milano e un commercialista di Napoli Nord), incaricati, a seconda dei ruoli, degli adempimenti connessi alla pratica edilizia per il beneficio del “Superbonus 110%”, del rilascio delle occorrenti asseverazioni, della progettazione e della direzione dei lavori nonché degli adempimentifiscali e del rilascio del “visto di conformità”.

Nei confronti di costoro sono a vario titolo contestati i delitti di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.

Contestualmente, alla società edile vengono contestate le correlative responsabilità dipendenti dai citati reati commessi a suo vantaggio.Gli approfondimenti investigativi svolti hanno consentito di rilevare, innanzitutto su basi documentali, come i soggetti responsabili abbiano prospettato ai condomini del complesso immobiliare torinese l’esecuzione di interventi edilizi “a costo zero” (mediante sconto in fattura e cessione alla società del credito da “Superbonus110%”), inducendoli a stipulare un contratto di appalto per lavori da concludersi entro il 31 dicembre 2023.

La mancata effettuazione dei lavori pattuiti nei termini previsti e i successivi tentativi di porvi rimedio, con l’incremento sproporzionato dell’importo complessivo delle opere, hanno poi indotto il condominio interessato ad assumere apposite iniziative di carattere giudiziario.

Nonostante la mancata esecuzione dei lavori, la società edile ha comunque emesso le relative fatture neiconfronti del condominio, al fine di indurre in errore l’Agenzia delle entrate circa la spettanza di crediti fiscali per quasi € 7 milioni.

I crediti di imposta fittizi così generati, una volta entrati nel patrimonio della società, sono stati in parte ceduti a terzi e in parte sono rimasti nella sua disponibilità, per la successiva cessione o per l’utilizzo in compensazione con le imposte dovute.Su tali basi, su richiesta della Procura della Repubblica di Torino, il competente Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni della società (con prioritario riferimento ai crediti di imposta ancora nella sua disponibilità) e degli indagati per circa € 7milioni complessivi, quale profitto dei reati contestati.

L’esecuzione del provvedimento è stata curata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, che haprovveduto alla tempestiva e accurata ricostruzione dei crediti d’imposta ancora nella disponibilità della societàcoinvolta, in efficace raccordo con i preposti Uffici dell’Agenzia delle entrate.Si è pervenuti in tal modo alla sottoposizione a vincolo cautelare di crediti d’imposta per un importo pariall’intero profitto illecito contestato