Chieri, Musica in Corte. Mozart vince il caldo, successo clamoroso


Pubblico strabocchevole per il primo concerto di “Musica in corte” che non si è lasciato intimorire dall’assedio della calura.
La serata dal titolo “Mozart, un ritratto in chiaroscuro”, inserito nella locandina di “Chieri Classica”, è iniziata con il Concerto in sol maggiore KV 313 per flauto e orchestra.
In una lettera (autunno 1777), Wolfgang da Mannheim scrive al padre, giustificandosi di stufarsi presto per uno strumento che non può sopportare. In realtà spera in un ingaggio presso l’orchestra di corte, la più celebre della Germania, quella di Carlo Teodoro principe del Palatinato.
I lavori per flauto vennero composti senza entusiasmo, tuttavia mostrano una padronanza superba della tecnica flautistica e dei suoi effetti più eclatanti e un impegno costruttivo che varca di molto i confini della cordialità richiesti dalla condizione di “amateur” del committente olandese Dejean. Dopo un primo tempo improntato su un fitto dialogo tra solita e orchestra, troviamo il cardine espressivo dell’intero concerto nell’ “Adagio ma non troppo” che si sviluppa in una severa ambientazione di carattere arcadico con il ruolo cantabile del flauto in dialogo con la duttile orchestrazione. Il finale (“Tempo di Minuetto”) si sviluppa in perfetta aderenza agli stilemi del gusto galante, offrendo al solista la possibilità di mostrare la propria bravura.
Il concerto in re minore KV 466 per pianoforte e orchestra, proposto con le cadenze di Beethoven nel primo e terzo movimento, è il più celebre dei 25 Concerti scritti da Mozart e occupa la posizione numero 10. Si tratta di uno dei più celebri Concerti dell’intera letteratura del genere, interpretato da tutti i grandi pianisti. Lavoro drammatico con atmosfere che anticipano il Romanticismo, molto amato e suonato da Beethoven. che vi scrisse le famose cadenze. Siamo in presenza di una sconvolgente evoluzione delle dimensioni orchestrali e nel carattere dell’opera che da intrattenimento virtuosistico si teatralizza, diventando discorso, narrazione, azione drammatica.
Elisa Domini ha siglato una interpretazione assai mordente, ricca di freschezza e carattere con una pregevole attenzione al fraseggio e ai colori.
Il pianista Andrea Boccaletti ha centrato in piano lo spirito del concerto in re minore, evocando immagini sonore di notevole impatto inserite in gioco di ombre e chiaroscuri che favoriscono una certa dimensione contemplativa .
Sugli scudi l’Orchestra Musica Manens diretta da un Andrea Damiano Cotti in grazia di spirito e garbo.
Successo clamoroso.
Edoardo Ferrati



